La poltroncina da ufficio è una seduta da lavoro dotata fondamentalmente di rotelle che ne permettono lo spostamento orizzontale in ogni senso, con il sedile regolabile in altezza e che può ruotare di 360°intorno alla colonna centrale; ma il requisito principale di cui dovrebbe esser dotata è il comfort, perché destinata ad essere utilizzata da persone che impiegano gran parte del loro tempo a lavorare seduti.
E’ intorno a quest’ultimo requisito che i designers impegnano dal secolo scorso i loro sforzi con risultati che mai sembrano definitivi.
Poiché la”seduta office” (S.O) deriva, come ogni altro sedile, dalla sedia, essa obbedisce, per quanto riguarda il comfort, alle stesse regole ergonomiche fondamentali della sua progenitrice.
Nel saggio
“Ergonomia della sedia” - che invito a leggere nel sito www.katedra.it - ho spiegato che il comfort, contrariamente a quanto ancora oggi si ritiene,
deve esser considerato oggettivo.
Infatti, ragionando in termini di lavoro muscolare e di risparmio di energia, grazie alla formula del lavoro di una forza L = F x P1P2 x cosen α ( ove cosen α indica il valore della forza in funzione della sua direzione) si comprende che la posizione ideale del busto è quella a 90° (detta “ortostatica” ) rispetto al piano orizzontale perché è la posizione che permette ai muscoli che concorrono a mantenere eretto il tronco di lavorare poco.
Tuttavia, siccome la postura ortostatica deve esser mantenuta attivamente, diventa necessario far ricorso al supporto lombo-dorsale ( s.ld ) per ridurre al minimo il lavoro muscolare.
Da ultimo ho spiegato che i sedili, ancora oggi, sono disegnati in maniera sbagliata poiché non permettono al tronco di mantenere la posizione ortostatica. Infatti, lo schienale si eleva dal lato posteriore del sedile, motivo per cui il dorso deve reclinare o incurvarsi per prendere contatto con il s.ld, perdendo così la posizione ideale.
Ho definito questo errore di disegno il “Difetto costituzionale” dei sedili, dato che si perpetua da millenni: è infatti il s.ld che deve esser portato in avanti ad incontrare la regione lombo dorsale in modo che il tronco possa mantenere la posizione ortostatica.
Ribadisco che i criteri che ho esposto succintamente valgono sia per la sedia come per la S.O.
Un sedile può esser considerato schematicamente e funzionalmente suddiviso in tre parti: lo schienale, il piano del sedile e la parte inferiore di sostegno.
I braccioli, dal mio punto di vista, sono un “optional” e pertanto non verranno discussi in questo saggio.
Lo
schienale
Desidero rammentare che il s.ld dello schienale deve essere collocato in avanti ad incontrare il dorso e che la sua funzione è quella di far risparmiare energie ai muscoli del tronco, impedendogli di reclinare e di perdere la postura ideale: perciò, l’estensione in altezza del s.ld può esser limitata al tratto L5 - D8, poiché al di sopra di questo segmento, l’estensione della colonna vertebrale risulta difficile.
E’ molto importante che il s.ld sia regolabile in altezza poiché l’altezza della lordosi lombare dal sedile varia da persona a persona.
Qualora si volesse aggiungere il poggiatesta, potrebbe essere utile aumentare l’estensione verso l’alto dello schienale facendogli seguire il contorno delle spalle.
Poiché il s.ld dovrebbe adattarsi all’intera curvatura della lordosi lombare, bisognerebbe utilizzare come imbottitura un materiale leggero e plastico ma sufficientemente “consistente” in grado cioè di esercitare la contro-pressione necessaria sulla schiena senza deformarsi.
Il sedile
A mio avviso due sono i requisiti importanti per il sedile.
Il primo è
l’inclinazione dall’alto in basso e da dietro in avanti ( un grado è
sufficiente ) insieme all’altezza adeguata del sedile da terra.
L’inclinazione in avanti serve a facilitare sia la circolazione sanguigna
nelle cosce sia l’azione di alzarsi e mettersi seduti. Poiché il tronco è e
deve rimanere in posizione verticale, la componente della forza di gravità che
tenderebbe a far scivolare i glutei e le cosce in avanti, praticamente è
trascurabile anche perché verrebbe facilmente bilanciata dall’attrito del
rivestimento del sedile.
Il secondo
requisito è la lunghezza del sedile che, a mio avviso, non dovrebbe superare i
cm 40; infatti, siccome la parte superiore del corpo scarica prevalentemente il
suo peso sulle ossa ischiatiche del bacino, in teoria un sedile di 20 centimetri
di lunghezza sarebbe già sufficiente per stare seduti.
Quando il s.ld sporge all’interno di un
sedile di cm 40, questo appare corto. Detto fenomeno è favorevole poiché
induce l’utente a posizionare i glutei indietro per sfruttare tutto il sedile
e ad assumere quindi automaticamente la posizione corretta ortostatica.
Quando il sedile è molto lungo, succede
invece che la persona si siede invariabilmente verso il bordo anteriore del
sedile e che quindi la sua schiena dovrà reclinare per entrare in contatto con
il s.ld.
Poiché grazie alla postura ortostatica del
tronco il peso del corpo si distribuisce uniformemente sul sedile esso può
essere disegnato piano, senza cioè particolari sagomature per accogliere i
glutei o le cosce: di conseguenza, anche l’imbottitura è meglio che sia
consistente piuttosto che troppo soffice e cedevole.
L’apparato
di sostegno
Ho una sola osservazione da fare: Siccome il
tronco deve rimanere in posizione ortostatica e pertanto lo schienale della S.O
non deve essere reclinabile, le gambe potrebbero essere solamente tre,
posizionate a 120° l’una dall’altra; infine sarebbe sufficiente farle
sporgere appena di un centimetro dal perimetro di base per assicurare la massima
stabilità alla poltroncina.
Questa caratteristica assicurerebbe alla S.O
il minimo ingombro, un vantaggio questo non trascurabile.
Discussione
Secondo quanto esposto sopra, se così pochi
accorgimenti sono necessari per rendere le S.O. comode, come mai oggi esse
presentano meccanismi così sofisticati in grado di far compiere allo schienale
ed al sedile, spesso in sincronia, i movimenti più complessi?
La risposta è semplice: perché i designers
sono tuttora convinti che il comfort è soggettivo e pertanto desiderano mettere
a disposizione dell’utente tutti i meccanismi possibili affinché ciascuno
trovi il suo comfort o che lo raggiunga facendo riposare a turno un certo gruppo
di muscoli, variando spesso la posizione così come fa il cavallo che di tanto
in tanto sposta il peso dall’una all’altra zampa.
Quando sediamo su un sedile disegnato
correttamente, la posizione che ho definita ideale non genera il bisogno di
esser cambiata ma può esser invece mantenuta per ore e sicuramente più a lungo
di qualsiasi altra posizione (altrimenti non sarebbe ideale!).
Purtroppo, se le premesse di un ragionamento
sono sbagliate, come, nel caso che il comfort è soggettivo, tutto ciò che
segue è sbagliato.
Le S.O così disegnate non possono
esser definite comode ma meno scomode rispetto alle altre poltroncine
convenzionali: oppure, se si preferisce, quasi comode.
Gli sforzi creativi del designer volti a
progettare meccanismi complessi risultano alla fine pure esercitazioni mentali,
in quanto possono essere vanificati dal fatto che gli utenti non sanno qual è
la posizione ideale e che gli esseri umani non amano perdere molto tempo a
leggere il foglietto delle istruzioni e ad armeggiare in continuazione intorno
ad una “macchina” che loro preferirebbero semplice.
Il “Progresso – affermò il premio Nobel
per la fisiologia della contrazione muscolare, Szent-Gyorgyi – è
semplificazione”. Infatti il computer, quando fu inventato, stava in un
palazzo mentre oggi lo troviamo sulla scrivania.
Infine, una S.O ridondante di meccanismi è
anche costosa e perciò è una poltroncina per pochi e non per tutti.
I vantaggi per l’utente di avere a
disposizione una S.O disegnata secondo i principi ergonomici corretti che ho
descritti sono rappresentati innanzitutto dal comfort oggettivo e poi dal prezzo
che diventerebbe senza dubbio accessibile ai più.
I produttori a loro volta potrebbero
risparmiare molto denaro nello Sviluppo e nella Ricerca.
Difatti, se la S.O fosse disegnata
correttamente sotto il profilo ergonomico, potremmo affermare che il comfort
ottenuto potrebbe rappresentare, diciamo, il 95% della perfezione, la quale però
per definizione non potrà mai esser raggiunta. Ciò non esclude tuttavia che
ulteriori piccoli passi in avanti verso la perfezione si possano fare lavorando
sull’imbottitura e sui materiali di rivestimento.
Le somme risparmiate potrebbero invece esser destinate a reclamizzare il prodotto perché, in ultima analisi, il comfort oggettivo è una qualità “tangibile” che può esser testata, diversamente dal tratto estetico - soggettivo ed effimero - che, pur essendo indispensabile , non è il requisito principale di un utensìle qual è la S.O.
Luigi Perali
Chairs Luglio
2003, pag. 44-48