Da alcuni anni la fantasia dei designers impegnati a progettare sedie sembra essersi affievolita tanto che l’indebolimento del mercato viene in parte attribuito anche a questo motivo.I designers affermati e più noti hanno praticamente abbandonato il disegno della sedia in cerca di nuovi successi nel settore delle sedute da ufficio dove ancora possono sbizzarrire il loro talento per escogitare meccanismi sofisticati in cerca del comfort. Quando il mercato dà segni di stagnazione, la raccomandazione proveniente dagli economisti e dagli esperti di marketing è una sola: innovare, innovare, innovare. A tal scopo, giustamente, si indicono concorsi quasi tutti riservati ai giovani, come se il vigore della giovinezza fosse sufficiente a ravvivare la fiamma della creatività, ristretta oggettivamente ormai entro limiti ergonomici ed estetici difficilmente superabili. Poiché la ricerca della novità nel disegno della sedia ha lo scopo - ancora oggi - di creare soprattutto un tratto estetico originale e nel contempo attraente, si comprende facilmente perché il compito è diventato così difficile.
ORIGINALITA’
In una trasmissione televisiva di pochi mesi fa un famoso compositore, Ennio Morricone, avanzò l’ipotesi che i casi di possibile imitazione di motivi musicali potevano trovare spiegazione nel fatto che, dopo tutto, le note del pentagramma sono solo sette e le canzoni vengono suonate e composte da secoli.La sedia, rispetto ad un motivo musicale, presenta un numero inferiore di componenti variabili ed innovabili: inoltre essa è statica mentre una canzone, oltre alle sette note, possiede anche il ritmo. Questa considerazione da sola potrebbe spiegare la difficoltà di creare un modello esteticamente originale e nuovo.
I MATERIALI
Le ricerche per trovare materiali nuovi con cui fabbricare il telaio, con qualità estetiche attraenti e in grado di permettere la produzione a costi bassi, sono state eseguite nel secolo appena trascorso; hanno dato vita all’impiego delle materie plastiche destinate però prevalentemente al settore delle sedie da usare all’aperto, mentre hanno ribadito la supremazia del legno e del metallo in tutti gli altri settori.Per quanto riguarda i materiali di rivestimento e delle imbottiture dei sedili e del supporto lombo-dorsale (s.l-d), che rivestono un’importanza non trascurabile ma secondaria nel raggiungimento del comfort ( il quale necessita invece, come condizione fondamentale, della postura corretta della schiena ), non si vedono all’orizzonte grandi novità a meno che la tecnologia attuale non abbia in serbo alcune sorprese che io non conosco.
LA FORMA
La forma della sedia a sua volta è stata manipolata al limite dell’immaginabile nel corso dei secoli, grazie al fatto che il comfort è stato considerato fino ad oggi, erroneamente, una sensazione soggettiva.Purtroppo, a mio parere, la sedia è stata confinata su questo binario diretto verso una destinazione ignota dai grandi designers del secolo scorso, che hanno privilegiato l’estetica ai danni dell’ergonomia, cioè della funzionalità: un utensile, qual è la sedia, è divenuto così un oggetto artistico che oggi, per sopravvivere, o si fa bello continuamente o muore.In base a queste considerazioni si dovrebbe concludere che il design della sedia è ormai cristallizzato e che il suo mercato quindi è destinato a cedere progressivamente spazio alle poltroncine, dotate di meccanismi, dove l’inventiva offre ancora possibilità. Io sono invece convinto che la sedia potrà riconquistare il posto che le spetta nel mercato se i fabbricanti sapranno riconoscere e valorizzare il ruolo primario che essa deve svolgere ( far risparmiare energie ) nei confronti di quello secondario, seppure importantissimo, che è quello estetico ( che serve di più a far vendere ).
FUNZIONE DELLA SEDIA. INNOVAZIONE O RIVOLUZIONE?
La sedia è un utensìle che serve a far recuperare in breve tempo la forza della muscolatura delle gambe di una persona affaticata: per una persona stremata c’è il giaciglio.Essa assolve egregiamente il suo compito quando sostiene le cosce con il sedile (permettendo alla loro muscolatura di lavorare al minimo): ma non riesce a far riposare la schiena, tanto è vero che dopo alcuni minuti insorge la lombalgia che è il primo segnale dell’affaticamento della muscolatura del dorso.Nel saggio “Ergonomia della sedia” ho spiegato in termini molto semplici che il comfort è oggettivo ed è legato all’assunzione ed al mantenimento della postura del tronco in ortostatismo, concetto su cui tutti sono d’accordo.Ho sottolineato che le sedie, come ancora oggi vengono disegnate, non sono in grado di sostenere il tratto lombo-dorsale della colonna vertebrale nella postura corretta a causa dell’arretramento dello schienale e di conseguenza del suo s.l-d, errore che ho definito “difetto costituzionale”, poiché si perpetua dalla nascita della sedia.La correzione di questo difetto, che si ottiene avanzando il s.l-d, non è difficile e nemmeno costosa. La sedia, ergonomicamente corretta, a prima vista appare convenzionale; ciò nonostante, quel piccolo spostamento in avanti del s.l-d, in realtà rappresenta una vera rivoluzione. Questa rivoluzione ha due effetti. Il primo, riguarda la modifica strutturale della sedia che è quella che produce l’effetto drammatico sul comfort. Per fare un esempio: è come se le automobili si fossero sempre mosse su ruote ovali o la sedia avesse avuto dalla nascita una gamba più corta.L’altro aspetto invece modifica in maniera evidente quella posizione seduta dell’utente che tutti noi siamo abituati a vedere e ad assumere da sempre.La postura abituale con le gambe divaricate, i glutei avanzati verso il bordo anteriore della seduta e le spalle appoggiate allo schienale - definita in gergo “stravaccata” -, oppure con le gambe accavallate o con il braccio al di sopra dello schienale oggi ritenute tutte naturali, disinvolte e confortevoli, sono invece la prova della instabilità statica del busto e della necessità quindi di trovare un sostegno ad ogni costo; questa ricerca ingenera al contrario ulteriore affaticamento della schiena da cui deriva il bisogno di cambiare continuamente la posizione.La sedia oggettivamente confortevole, induce invece la persona ad assumere automaticamente la postura che possiamo definire “composta”, tanto raccomandata dai medici, dai fisioterapisti ed anche dagli educatori. Questa posizione, essendo staticamente corretta, richiede un dispendio minimo di energia muscolare e pertanto può esser mantenuta a lungo senza avvertire la necessità di cambiarla.
IL CORAGGIO DI INNOVARE
Ho proposto a numerosi fabbricanti di produrre sedie ergonomicamente corrette, senza successo. La spiegazione del rifiuto ad innovare l’ho trovata in un articolo dell’Economist del 24 Aprile c.a., pag 75, di cui traduco le righe che ci interessano: Il Dizionario di Inglese di Oxford definisce l’innovazione “ il fare cambiamenti a qualcosa già stabilita”.L’invenzione, al contrario, è l’atto “ di imbattersi o di trovare: scoprire”.Laddove gli inventori si imbattono o fanno cose nuove, “ gli innovatori tentano di cambiare lo status quo”……” questo è il motivo per cui i mercati resistono a loro”.Le innovazioni molto spesso sovvertono il modo con il quale le aziende fabbricano i loro prodotti ( e potrebbero averli fabbricati da anni ). Non sono i mercati che resistono all’innovazione.Il problema quindi consiste nel convincere i fabbricanti a non aspettare che il mercato chieda il nuovo prodotto ma che spetta a loro di anticiparne le richieste. E’ noto che le teorie precedono i fatti; sono gli studi e gli esperimenti eseguiti in precedenza da illustri scienziati che hanno spedito l’uomo sulla Luna.Quindi, restituire alla sedia la sua funzione primaria, cioè il comfort, sarebbe la conseguenza di una scelta razionale ( e vorrei dire: quasi un dovere ) e non il frutto del capriccio di un imprenditore paranoico. Spetta dunque, a mio avviso, ai fabbricanti il compito di affrontare per primi coraggiosamente il mercato, sulla guida degli studi già effettuati in tema di funzionalità e comfort della sedia. Sebbene il compito di analizzare dettagliatamente i costi e i benefici del cambiamento spetti ai managers e agli esperti di marketing, credo però di poter prevedere che una sedia oggettivamente comoda ed esteticamente gradevole potrebbe rimanere in produzione per decenni: di conseguenza, con tutta probabilità, il fabbricante dovrebbe dedicarsi di più ad affinare le strategie di vendita dei propri prodotti mentre potrebbe ridurre le spese per la creazione di modelli nuovi. Infine, memore di quanto mi è stato insegnato a scuola - che se un problema è impostato bene la soluzione sarà giusta -, vorrei esortare i fabbricanti italiani a mettersi all’avanguardia, superando il timore di lottare contro il mito inveterato della posizione “stravaccata”; e, siccome il comfort oggettivo è una qualità tangibile, ad infrangere le vetrine dove le sedie appaiono come manichini con vestiti d’alta moda e a trasformare invece i loro stand in ambienti più simili a laboratori dove i prodotti possano esser illustrati, provati ed apprezzati: o, più crudamente, esorto i fabbricanti a staccare le sedie dalle pareti dove occupano il posto spettante ai quadri e a rimetterle sotto il sedere degli esseri umani.
Luigi Perali
UFFICIOSTILE, n.31 Ott./Dic. 2005, pagine 8-10