L’ergonomia, i fabbricanti di sedie e le Fiere del settore

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La parola ergonomia deriva dal greco arcaico lingua ormai da anni nota a pochissime persone.

Il termine "ergonomia" è composto dalle parole greche ,εργον ( lavoro) e νομοσ (regola, legge); potremmo dunque tradurlo con il significato di “regola del lavoro” e, in senso più lato, “come funziona” o, meglio, “funzionamento”. L’aggettivo "ergonomico" invece viene oggi comunemente ed erroneamente usato ed inteso come sinonimo di “confortevole”.

Mai un termine usato per definire sinteticamente un concetto è stato purtroppo fonte di così grande disorientamento.

Un designer che progetta un oggetto deve tener conto di due componenti fondamentali: la funzione vera e propria e la forma con la sua estetica, che è l’abbellimento della forma.

Quando si disegna un utensile, si presume che la funzione debba assumere la parte preponderante.

I sedili in generale e la sedia in modo particolare devono essere considerati utensili perché hanno il compito di far riposare la persona; invece è successo che la forma e l’estetica hanno assunto il peso maggiore.

Ho tentato di capire come è potuto perpetuarsi questo paradosso nei secoli e come esso abbia potuto superare indenne il Novecento, secolo del raziocinio e del progresso tecnologico travolgente.

La postura corretta del busto è nota da tempo ma i grandi designers del secolo scorso, cui era sfuggita l’importanza di rendere oggettivo il concetto del comfort, si erano dedicati soprattutto a trovare soluzioni tecniche e materiali nuovi  adatti a facilitare i processi costruttivi di serie dei sedili in generale, affinché potessero essere prodotti in grandi quantità e commercializzati a prezzi accessibili. A questo scopo, era inoltre indispensabile dar loro apparenze che li rendessero “appetibili”.

Nonostante la nascita nell’Università e l’evoluzione dell’Ergonomia come dottrina multidisciplinare, nel secolo scorso è mancata evidentemente la persona capace di disegnare un sedile collegando le esigenze tecniche e commerciali con il comfort.

Dopo la pubblicazione nel 1996 su UFFICIO STILE del saggio "Ergonomia della sedia" mi sono dedicato a dar corpo alle mie teorie, disegnando e facendo costruire i prototipi di tre sedie: la CONFORTELLA in metallo, la SUPERNOVA e la EURA in legno.

Dopo cinque anni , due aziende si dichiararono disposte a presentare due delle tre sedie alla Fiera PROMOSEDIA del Settembre 2001. 

I costruttori che avevo contattato in precedenza si erano defilati perché - obbiettavano - mancava la richiesta di sedie con le caratteristiche ergonomiche dei miei prototipi.

La difficoltà di creare la domanda era reale e quindi il loro rifiuto ragionevole. Però anche la loro miopia era reale. Investire in idee buone prima o poi produce i suoi frutti.

Ho dimostrato nel saggio "Ergonomia della sedia" che i sedili attuali sono sbagliati sotto il profilo funzionale: hanno cioè tutti i requisiti tranne quello più importante che è il comfort. Se inoltre consideriamo l’aspetto sia del miglioramento della qualità della vita di tutti gli esseri umani - sani e malati - sia della riduzione del danno economico provocato dalla perdita di centinaia di migliaia di ore lavorative ogni anno causate da “i mal di schiena” in gran parte funzionali - provocati o aggravati cioè dalla postura scorretta sui sedili da lavoro - possiamo concludere che il mercato non può che rispondere positivamente alla offerta di un prodotto completo di tutte le qualità.

La creazione della domanda dunque è una questione di marketing che richiede investimenti importanti, intelligenti e coraggio: ma chi affronterà la sfida investendo in R&D ( Ricerca e Sviluppo ) e affinerà le proprie capacità di marketing, godrà dei vantaggi di essere all’avanguardia. Non sarà sufficiente in futuro costruire bene sedie belle e di contenerne i costi.

Ai produttori di poltroncine da ufficio, i quali invece dotano i loro prodotti di meccanismi sempre più sofisticati e superflui, si dovrebbe raccomandare la parsimonia. Alcuni di quei meccanismi infatti non sono necessari per ottenere il comfort. Il progresso - qualcuno ha detto - è esemplificazione.

Ma torniamo alle mie sedie.

La Confortella è una sedia essenziale, senza fronzoli, tutta funzione.

Quando la osservo, io vedo il comfort.

Per apprezzare la CONFORTELLA, non bisogna guardarla ma sedercisi sopra.

Presentata alla selezione delle Top Ten della PROMOSEDIA con la prescritta succinta scheda tecnica, è stata scartata immediatamente. Si consolino però i selezionatori responsabili della svista. Due anni fa mandai le carte per partecipare all’IFDA, prestigioso concorso giapponese dedicato alle sedie in legno. La Supernova, meno sofisticata ma equivalente - sotto l’aspetto funzionale - della Confortella, fece la stessa fine. I selezionatori giapponesi avevano però l’attenuante di aver giudicato in base solo alla visione di alcune diapositive.

Cosa si deduce da quanto è accaduto? Che si persiste ad inseguire il miraggio estetico e che l’ergonomia - pardòn - la funzionalità della sedia è totalmente ignorata se non, in analogia con il processo psicoanalitico, addirittura rimossa come criterio di valutazione.

Come si potrebbe risolvere la questione nel lungo periodo?

Se le Facoltà di Ingegneria, di Architettura e di Medicina  affrontassero congiuntamente il problema della funzionalità dei sedili, magari tenendo conto dei miei modesti suggerimenti e dell’esame di campioni di sedie da me disegnate, in futuro potremmo avere designers con una visione corretta ed equilibrata di come progettare la sedia/sedile-utensile.

 

Luigi Perali

 

UFFICIO STILE, Maggio-Giugno 2002

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