Ergonomia, il mercato delle sedie e Promosedia

     Prodotti   |  Pubblicazioni  |  Curriculum  | 

Un designer, quando progetta un oggetto, tiene conto di due fattori fondamentali: la funzione, cioè lo scopo cui l’oggetto è destinato, e la forma con la sua estetica, che è l’abbellimento della forma.

Parlando di sedili in generale e di sedie in particolare, non c’è dubbio che il loro compito è quello di far riposare la persona che ha camminato a lungo.

Succede però - quando ci mettiamo seduti su una sedia convenzionale - che le gambe riposano ma dopo un po’ di tempo insorgono le lombalgie.

Ciò accade perché lo schienale si eleva dal lato posteriore del sedile, obbligando la persona che si siede ad abbandonare la posizione ortostatica e a reclinare il busto in cerca del sostegno.

Le sedie nascono da sempre con questo “difetto congenito” che impedisce loro di essere confortevoli.

Un designer che progetti una sedia nel modo convenzionale può dunque affermare che quella da lui disegnata è meno scomoda di un’altra ma non che è comoda.

Il comfort oggettivo nasce con la CONFORTELLA che ho disegnata secondo i principi esposti nel saggio “Ergonomia della sedia”, pubblicato su UFFICIO STILE nel 1996 e su PROMOSEDIA nel Dic.

Per chi avesse dei dubbi sui principi da me esposti, ho i modelli delle mie sedie da far provare.

Con questo non voglio affermare che la CONFORTELLA è perfetta, cioè comoda e nel contempo bella; voglio dire che indubbiamente è comoda non escludendo però che possa esser migliorata sia nel comfort sia nell’estetica.

Ritengo che i criteri per disegnare le sedie, esposti nel mio saggio, dovrebbero essere applicati a tutti i sedili in generale tranne a pochi destinati ad usi speciali come, per esempio, il sedile di un aliante o di un’auto da corsa.

Questa osservazione è importante perché dà una idea della “rivoluzione” che potrebbe realizzarsi nella progettazione delle sedie e quindi nel mercato dei sedili in generale.

Gli economisti affermano che , durante i periodi di recessione economica, le aziende si possono salvare con prodotti innovativi.

Essendo il mercato delle sedie italiano pigro per vari motivi e quello estero  - per il quale le aziende di Manzano producono principalmente - in recessione, questo potrebbe essere il momento per presentare modelli di concezione veramente innovativa, cioè strutturale e perciò destinati a durare a lungo, almeno fino a quando l’anatomia degli esseri umani non cambi.

La disponibilità di sedie confortevoli oggettivamente, potrebbe fornire un motivo valido alle famiglie, alle scuole, alle comunità sia italiane che straniere, di rinnovare la loro “dotazione”: basta pensare a quei settori, come quello ospedaliero e scolastico, dove il problema del comfort è particolarmente sentito.

Purtroppo si continua pervicacemente a sospingere la sedia sul binario sbagliato sul quale è stata avviata nel secolo scorso dai grandi designers del tempo.

Costoro erano giustificati dal fatto che allora non si conosceva la fisiologia della postura ed il comfort pertanto era considerato soggettivo; per questo motivo si sentivano liberi di variare a piacere l’inclinazione del sedile o la sua altezza da terra o l’inclinazione dello schienale seguendo l’ispirazione formale.

I designers inoltre cercavano soluzioni tecniche al fine di ridurre i costi e facilitare la produzione di massa dei loro modelli.

In quel periodo furono infatti disegnate sedie stupefacenti sotto il profilo tecnico ed estetico.

Purtroppo, fu quest’ultimo fattore a prevalere perché è decisivo nell’indurre una persona all’acquisto di un bene qualsiasi.

Negli anni ‘60 nasceva in seno alla Scuola di Specializzazione in Medicina del Lavoro la disciplina dell’Ergonomia.

Nonostante la mole di ricerche e di pubblicazioni scientifiche nel campo della posizione seduta, nessun contributo passò dal regno delle teorie a quello della pratica.

Può darsi che alcune di quelle teorie fossero sbagliate: però sono convinto, che le Aziende non abbiano mai investito nella ricerca nel campo dell’ergonomia, cioè nel modo in cui la sedia funziona.

In definitiva, è mancata la collaborazione fra l’Università e le Aziende ed il risultato è che esse puntano affannosamente - ad ogni Fiera - alla presentazione di modelli esteticamente diversi dai precedenti.

Le Fiere sono state trasformate in sfilate di moda.

Di conseguenza oggi i managers non sono preparati ad affrontare i problemi conseguenti ad una innovazione sostanziale: affermano che le sedie si fanno “così” da sempre e che è impensabile farle in maniera diversa: inoltre non sarebbe possibile venderle dato che non esiste la richiesta.

Questa è la loro posizione nei confronti del problema.

Nessuno di loro riflette che alla base di ogni  successo c’è una idea nuova basata su principi razionali e non emotivi.

La miopia è diffusa e in qualche caso siamo di fronte alla cecità vera e propria.

Le Aziende sognano di “indovinare” il modello che abbia un ciclo superiore ai due anni e che si venda in numeri consistenti ricercandolo nel campo sbagliato, cioè quello estetico: ma chi può garantire che una sedia ritenuta bella potrà avere successo, dato che il bello è soggettivo? A mio avviso invece sarà possibile trovare più facilmente la grande occasione, restituendo la sedia al suo compito primario  che è quello di fornire il comfort oggettivo, cioè di far riposare la gente.

Come medico, posso affermare che si perdono centinaia di migliaia di ore lavorative all’anno per le lombalgie in gran parte funzionali (provocate cioè dalla postura scorretta ) e che tutte le persone - sane e malate, intendiamoci! - vorrebbero utilizzare dei sedili comodi.

Basta considerare il successo dei sedili reclamizzati come “ergonomici” che però, di fatto, non offrono il comfort oggettivo.

Il problema quindi consta di due componenti.

Una è quella di produrre sedie oggettivamente comode ed anche attraenti; l’altra è quella di presentare tali sedie sul mercato.

La prima potrebbe essere risolta se i designers riflettessero sui criteri che ho esposti nel saggio “Ergonomia della sedia”.

La seconda componente è sicuramente quella che presenta le difficoltà maggiori che però, a mio avviso possono esser superate grazie al marketing.

I tecnici del settore avranno il compito facilitato dal fatto che il comfort oggettivo può esser offerto all’acquirente come una qualità “ tangibile” e durevole, che può esser sperimentata direttamente al momento dell’acquisto, al contrario della bellezza che è una qualità metafisica ed effimera.

Per concludere, vorrei suggerire a Promosedia di istituire un concorso tra i laureati (giovani e non) in marketing, per il migliore studio sulle strategie di lancio di sedie innovative sotto il profilo funzionale ed estetico; e di invitare infine i commissari selezionatori delle sedie partecipanti al concorso delle Top Ten a tener conto, d’ora in avanti, dei requisiti che le sedie devono avere per offrire il comfort oggettivo associati, ovviamente, alle doti estetiche.

 

Luigi Perali

 

PROMOSEDIA, Luglio 2002.

        KATEDRA - Largo Marzabotto, 27 - 37126 Verona - Italy +39 045 8302932